Situazione Internazionale
Cuba nell’occhio del ciclone. Dopo il Venezuela, Washington stringe il cerchio
C’è una logica nella sequenza degli eventi che si stanno consumando nei Caraibi in questi mesi. Prima il Venezuela: la caduta di Maduro nel gennaio scorso ha rappresentato un grave colpo per Cuba. I due regimi avevano stretto importanti relazioni, in chiave antiamericana, e soprattutto commerciali: Cuba riceveva dal Venezuela circa 27.000 barili di petrolio al giorno. Rimosso il principale fornitore energetico dell’isola, l’attenzione di Washington si è spostata direttamente su L’Avana. Dopo il 3 gennaio, la pressione statunitense su Cuba ha assunto una forma sistematica.
Con un ordine esecutivo del 29 gennaio, la Casa Bianca ha definito Cuba una minaccia «inusuale e straordinaria» per la sicurezza nazionale, accusandola di dare supporto militare a potenze ostili e di ospitare membri di gruppi terroristici. Non è solo retorica: da febbraio gli Stati Uniti hanno cominciato a bloccare le petroliere dirette a Cuba, prendendo di mira compagnie come la messicana Pemex e minacciando con l’imposizione di dazi i paesi che avessero fornito petrolio all’isola.
Le conseguenze sulla vita quotidiana degli undici milioni di cubani sono state immediate e drammatiche.
Da metà marzo il sistema elettrico nazionale è collassato: i blackout sono diventati parte della quotidianità e in molte aree superano le 15 o 20 ore al giorno, paralizzando trasporti, scuole e servizi essenziali. Gli ospedali che ancora funzionano hanno carenza di medicinali e non riescono più a garantire le vaccinazioni e le cure per le malattie croniche. La spazzatura si accumula sulle strade delle città perché non circolano i mezzi per raccoglierla, e con l’arrivo della stagione calda aumenta il rischio di infezioni. La “libreta de abastecimiento”, la tessera che regola la distribuzione mensile dei generi alimentari di base, sta perdendo il suo ruolo: le scorte sono insufficienti, costringendo gli abitanti a rivolgersi ai commercianti privati a prezzi notevolmente più alti. Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha lanciato l’allarme, segnalando che un collasso umanitario di Cuba potrebbe essere imminente.
Nonostante il durissimo scontro geopolitico, il presidente Miguel Díaz-Canel ha confermato che il suo governo sta portando avanti colloqui con quello statunitense. E’ un segnale politico importante, visti i rapporti da molti anni quasi assenti tra i due paesi. Ciò che è certo è che il 2026 ha trasformato Cuba da un questione geopolitica quiescente ad una crisi aperta, che richiede una risposta urgente, che venga dai paesi coinvolti o dalla comunità internazionale.
Il Partito Democratico ha presentato alla Camera una risoluzione che chiede all’Unione Europea di coordinare un intervento urgente di aiuti umanitari a favore di Cuba e di condannare le misure volute dall’amministrazione americana. Nel testo si chiede al governo italiano di attivarsi con urgenza, sia in sede bilaterale sia insieme ai partner europei, per l’invio di medicinali, attrezzature mediche e carburante per uso sanitario, di promuovere iniziative specifiche a sostegno delle categorie più vulnerabili (in particolare le oltre 32mila donne incinte a rischio, penalizzate dalle carenze energetiche che limitano l’accesso a esami diagnostici e servizi di emergenza) e di rafforzare il dialogo politico e la cooperazione tra Unione europea e Cuba per una soluzione multilaterale della crisi. La risoluzione è stata sottoscritta da tutti i componenti PD della Commissione Esteri alla Camera (Enzo Amendola, Laura Boldirini, Fabio Porta e Lia Quartapelle).
Nel contempo i Giovani Democratici (GD), hanno aderito pubblicamente alla campagna di mobilitazione nazionale “Accendiamo la luce su Cuba“, che denuncia gli effetti dell’embargo su scuole, ospedali e trasporti.
Come raccontiamo più avanti in questa newsletter, anche il nostro Circolo ha aderito ad una iniziativa organizzata a Gaggiano con la presenza dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.
Iran: il Medio Oriente sull’orlo dell’accordo?
Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele lanciano attacchi aerei a sorpresa contro l’Iran, colpendo siti militari e governativi e uccidendo la Guida Suprema Ali Khamenei, mentre erano in corso negoziati sul programma nucleare iraniano. La risposta iraniana non si fa attendere: missili e droni piovono su Israele e sulle basi americane nella regione.
Lo stretto di Hormuz, collo di bottiglia attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, viene parzialmente minato e il transito delle navi si interrompe. Dal 13 aprile, anche gli Stati Uniti impongono un blocco navale ai porti iraniani, bloccandone le esportazioni di petrolio. Lo Stretto è ormai trasformato in uno strumento di confronto militare ed economico.
Ma dopo alcuni mesi di ultimatum, bombardamenti e trattative riservate, qualcosa si muove: lo stesso presidente americano annuncia più volte che un accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è stato raggiunto e un memorandum di intesa viene firmato con la mediazione del Pakistan.
Dal 19 giugno in Svizzera, a Lucerna, sono iniziati i negoziati tecnici che entro 60 giorni dovranno definire i dettagli dell’accordo. Questi colloqui attualmente in corso saranno la vera prova del fuoco per il memorandum di intesa. Già dalla giornata del 18 giugno diverse navi commerciali hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e il prezzo del petrolio è sceso, ma la situazione sl campo rimane incerta e le azioni militari non sono mai del tutto cessate. Il Golfo Persico respira solo a metà.
A questo si somma l’ostacolo del conflitto tra Israele ed Hezbollah, che continua a devastare il Libano, mentre la posizione del governo di Netanyahu rimane contraria ad ogni accordo con l’Iran.
Le parti in causa sembrano più interessate ad una sospensione temporanea del conflitto che a risolverne le cause. La pace, come sempre in questa regione, resta una parola che si pronuncia con cautela.
Il Partito Democratico ribadisce che l’Italia e l’Unione Europea devono agire come mediatori di pace anziché assecondare logiche di scontro frontale. Elly Schlein ha dichiarato la totale indisponibilità del partito a sostenere operazioni militari unilaterali ed il PD ha votato le risoluzioni parlamentari volte a non consentire la partecipazione italiana a questo tipo di interventi. Insieme ad AVS e M5S, il PD ha chiesto inoltre al governo di chiarire in Parlamento il ruolo delle basi militari italiane in supporto delle operazioni statunitensi.
Pur condannando le azioni belliche degli Stati Uniti, il PD critica il regime di Teheran sul fronte dei diritti umani e sostiene i movimenti di protesta dei cittadini, ma rifiuta l’idea che la democrazia o un cambio di regime possano essere imposti da interventi militari che colpiscono la popolazione civile.
Elezioni Amministrative
Nel weekend del 24 e 25 maggio scorsi, si sono tenute le elezioni amministrative in circa 900 comuni italiani tra i quali 18 capoluoghi di provincia. Le liste di centrosinistra sostenute dal PD hanno prevalso in 10 capoluoghi (Agrigento, Chieti, Trani, Salerno, Prato, Pistoia, Mantova, Enna, Andria e Avellino) e quelle di centrodestra in 6 (Arezzo, Lecco, Macerata, Crotone, Reggio Calabria e Venezia).
Nella nostra provincia di Milano, quasi tutti i comuni sono andati a liste sostenute dal centrosinistra, in particolare nei cinque comuni più popolosi: Legnano, Segrate, Bollate, Corsico e Parabiago, confermando come la nostra provincia sia un’eccezione nello scenario lombardo.
In generale comunque anche nel resto d’Italia il risultato delle liste di centrosinistra è stato migliore di quello del centrodestra, ma il risultato non è un trasponibile alle prossime elezioni politiche, in quanto a livello locale valgono delle logiche differenti da quelle nazionali e per la forte presenza di componenti civiche, non direttamente collegate ai partiti.
Proposte di legge di iniziativa popolare
Nelle scorse settimane, la CGIL ha avviato a livello nazionale due raccolte di firme che sono appoggiate dal Partito Democratico, per due proposte di Legge di Iniziativa Popolare dedicate alla regolazione degli appalti e alla sanità pubblica. Entrambe le proposte possono essere firmate sia fisicamente nei banchetti territoriali che online.


La prima intende rafforzare le tutele di chi lavora in appalto e subappalto, garantendo parità di trattamento con i dipendenti diretti e introducendo limiti ai subappalti.
A questo link si possono trovare maggiori dettagli e la possibilità di firmare on-line.
La seconda è mirata a potenziare il Servizio Sanitario Nazionale, ridurre le liste d’attesa, garantire il finanziamento della sanità pubblica e frenare la privatizzazione dei servizi. Sebbene contenga qualche punto controverso e si concentri prevalentemente sull’aumento della spesa sanitaria e non sulla sua inefficienza, come è naturale per una iniziativa sindacale, riteniamo che nel complesso possa contribuire ad una sanità più efficace.
Per maggiori dettagli e per firmare on-line si può consultare questo link.
Data Center e Trasporti
Lo scorso mese di maggio, presso il Centro Socio Sanitario, il nostro Circolo ha organizzato in collaborazione con Insieme Per Gaggiano un incontro con i consiglieri regionali Simone Negri del Partito Democratico e Michela Palestra del Movimento Patto Civico Lombardia, per discutere di due temi di rilevanza regionale: i data center e i trasporti.
I trasporti sono da sempre una delle competenze regionali più importanti per la vita quotidiana dei cittadini gaggianesi. I data center sono una nuova realtà che di recente si sta diffondendo nei territori a noi circostanti, ponendo nuove domande e problematiche.

I due relatori hanno presentato una riflessione concreta e documentata su questi due temi, che riguardano il nostro territorio e tutto l’hinterland milanese.
Sui trasporti, il dibattito ha confermato quanto ci sia ancora da fare per garantire un servizio ferroviario affidabile. Il raddoppio selettivo della tratta, proposta di primo piano per il Partito Democratico in Consiglio Regionale, è ancora rimandato a dopo il 2032. Nei prossimi mesi sarà importante seguire anche l’esito della gara per il rinnovo dei servizi di Trasporto Pubblico Locale che comprende la nostra zona.
Sul fronte dei data center, di cui si riconosce l’importanza, è emerso che quello che manca è soprattutto una pianificazione razionale; la legge proposta dal governo regionale di centrodestra va purtroppo nella direzione opposta: un’accelerazione attraverso la deregolamentazione, che rinuncia a regolare la diffusione di queste infrastrutture e nel contempo riduce l’autonomia dei Comuni in materia di governo del territorio. Non a caso, nei giorni scorsi cinquanta sindaci della città metropolitana hanno redatto e sottoscritto una lettera per chiedere un ripensamento da parte della Regione.
Nonostante il brutto tempo, molti cittadini sono venuti ad ascoltare e la capienza della sala è andata esaurita. L’incontro si è poi concluso con diverse domande del pubblico.

La linea adottata finora dalla Regione Lombardia in materia di data center, si basa sulla maggior semplificazione possibile degli iter autorizzativi. Altre regioni come il Piemonte stanno adottando un approccio più cauto, prospettando una normativa regionale diversa da quella lombarda e annunciando la richiesta di vincoli precisi (niente consumo di suolo agricolo, limiti di utilizzo dell’acqua, recupero del calore).
Rimane incerta la fonte da cui attingere l’energia necessaria per il soddisfacimento del fabbisogno energetico di questi impianti. E’ assente d’altronde qualunque documento strategico regionale che fissi target realistici, imponga una tabella di marcia o tenti di conciliare produzione e consumi.
Mentre Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, ha già autorizzato undici gigawatt di connessioni, la regione prevede di contrapporre ai consumi dei data center l’energia che sarà fornita dalle fonti rinnovabili entro il 2030, ma con i limiti dovuti alla presenza dei suoli agricoli e l’assenza di incentivi per il fotovoltaico nei luoghi previsti dalla riforma, la soluzione non appare realistica.
Massimo Sertori, assessore regionale con competenza sulle risorse energetiche e idriche, dichiara l’intenzione di rivedere il Programma Regionale su Energia, Ambiente e Clima: l’ultimo aggiornamento risale allo scorso autunno e in esso non si riportavano i consumi energetici dei data center, nonostante ne fossero presenti già trentatre sul territorio regionale.
Intanto il ministro Urso annuncia investimenti per venticinque gigawatt tra Lombardia e Milano entro il 2028, mentre solo a giugno il governo ha sbloccato otto miliardi per tre mega impianti. Siamo evidentemente in una fase di diffusione accelerata, con progetti che diventano ubiquitari nell’area metropolitana. Fanno sorridere, a questo punto, le previsioni minimaliste ascoltate durante le audizioni preparatorie alla legge regionale, di chi sosteneva che difficilmente si sarebbe arrivati ad un gigawatt nel 2030.
In diverse zone della città metropolitana i cittadini manifestano le proprie preoccupazioni, come a Magenta, a Siziano, a Zibido S.Giacomo. Contestando gli effetti cumulativi della concentrazione di data centres nell’area milanese, il consumo di suolo, l’impatto ambientale e paesaggistico, le emissioni inquinanti dei generatori alimentati a gasolio, la necessità di portare nuove linee elettriche.
A Trezzano sul Naviglio, non lontano dal confine con Gaggiano, è in progetto una grande stazione elettrica denominata “Fornace”, da realizzare su sessantasette mila metri quadrati di suolo agricolo all’interno del Parco Agricolo Sud Milano, per alimentare principalmente i data center dei comuni limitrofi, senza portare benefici energetici alla comunità locale a fronte di un indennizzo di compensazione ritenuto inadeguato.
Oltre alla contrarietà del Parco Agricolo, il Consiglio Comunale di Trezzano, con una forte pressione da parte del Partito Democratico, si è espresso contro la sua realizzazione. Anche in Consiglio Regionale, Simone Negri (PD) ha presentato al una interrogazione chiedendo alla Regione di rivedere la localizzazione dell’impianto per tutelare l’area protetta. La Giunta Regionale Fontana ha però chiarito che né il Comune né l’ente Parco possono opporre un diniego vincolante e che l’opera potrebbe procedere ugualmente con deliberazione del Governo.
Gaggiano: novità PGT e interrogazione ex-Safosa
Venendo a Gaggiano, la principale novità delle ultime settimane è l’apertura da parte dell’Amministrazione Baj della procedura di variazione del PGT (Piano di Governo del Territorio), cioè del documento che regola le destinazioni d’uso dei terreni. Il Comune non ha per il momento spiegato quali variazioni intende portare o perchè ritenga necessario avviare adesso questa procedura, in ogni caso sarà opportuno seguire con attenzione gli sviluppi di questa tematica, che ha può avere un impatto determinante sul volto del paese.
La lista Insieme per Gaggiano ha presentato un’interrogazione nella quale si chiedevano chiarimenti relativi agli sviluppi dei lavori nell’area ex-Safosa, a fronte delle risposte finora poco chiare e delle voci su possibili modifiche della convenzione. Dalla risposta dell’amministrazione in carica emerge che la proprietà dell’area ha richiesto diverse modifiche, tra le quali l’inclusione dei data center tra le destinazioni ammissibili per la categoria produttiva e l’esclusione degli impianti tecnologici dal vincolo delle altezze massime.
Dalla risposta all’interrogazione e dall’apertura della variante al PGT sembra quindi che non sia da escludere lo scenario dell’arrivo di un data center. Anche per questo abbiamo organizzato l’incontro di approfondimento sul tema dei data center, che abbiamo raccontato più sopra in questa newsletter.
Dobbiamo poi sottolineare come Vivi Gaggiano non stia comunicando in modo chiaro e trasparente queste novità alla cittadinanza: se la trasparenza fu un loro cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, oggi appare più come un cavallo di troia per introdurre in paese delle scelte poco visibili alla cittadinanza.
Mozione per lo Sport: nessun dialogo
Nell’ultimo consiglio comunale Insieme per Gaggiano ha anche presentato una mozione di argomento sportivo, proponendo di concedere ore gratuite aggiuntive negli spazi comunali alle associazioni sportive impegnate in competizioni internazionali, con una presenza di gaggianesi pari ad almeno il cinquanta per cento.
In questa occasione il Circolo ha collaborato con IPG per scrivere la mozione, nata dal dialogo e dall’ascolto delle parti.
Tutto il contrario di quello che è avvenuto in Consiglio Comunale dove Vivi Gaggiano ha respinto la proposta e censurato ogni dialogo a priori, decidendo di cassare la mozione e alludendo ad un presunto attacco della medesima mozione verso una scelta dell’Amministrazione che al contrario la mozione lodava come un segnale positivo e di cui chiedeva l’estensione.
A Gaggiano si parla di Pride
Si è anche osservato come l’aspetto esuberante della sfilata sia utile a richiamare l’attenzione e a sottolineare la necessità di rompere gli schemi della tradizione e come la manifestazione milanese sia sempre affiancata da un importante momento di riflessione sulla società e sui diritti civili.

Si è anche osservato come l’aspetto esuberante della sfilata sia utile a richiamare l’attenzione e a sottolineare la necessità di rompere gli schemi della tradizione e come la manifestazione milanese sia sempre affiancata da un importante momento di riflessione sulla società e sui diritti civili.
Gli intervenuti hanno sottolineato come queste manifestazioni siano nate inizialmente per rispondere ai problemi di accettazione della sessualità omosessuale e successivamente si siano ampliate fino ad includere le più varie forme di sessualità che incontrano difficoltà per convivere con le norme sociali e tradizionali. In definitiva, il centro della questione si può chiamare libertà sessuale, cioè che ognuno sia libero di esprimere la propria sessualità nella forma che preferisce, nel rispetto della libertà degli altri.
Circolo di Gaggiano
Primo Maggio e solidarietà con Cuba
Su invito dell’associazione Le voci del Naviglio/Gaggiano Solidale il nostro Circolo ha partecipato alla festa del Primo Maggio che si è svolta all’Area Feste di Gaggiano, con una consistente partecipazione di pubblico.

La seconda giornata in particolare è stata dedicata a Cuba, che in questi giorni sta attraversando una difficile situazione a causa del blocco commerciale posto dall’amministrazione USA.
L’evento era organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, con la partecipazione del Console Generale José Luis Darias Suarez.
La rivoluzione gentile

In occasione della Festa della Repubblica, abbiamo organizzato in collaborazione con il Sindacato Spi-Cgil un pomeriggio di riflessione e confronto sul ruolo fondamentale delle donne nella costruzione della democrazia, sull’impegno sindacale e sulla partecipazione in politica.
Questa scelta ha voluto anche sottolineare la ricorrenza degli 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana, attraverso il referendum del 2 giugno 1946, nel quale le donne parteciparono per la prima volta ad un voto di livello nazionale e di grande rilievo.
Sono intervenute Lucia Morabito, della Segreteria SPI-CGIL Ticino-Olona, e Simona Piccolo, Coordinatrice del Partito Democratico Zona Sud-Ovest Milano, intervistate dalla giornalista Silvia Cerri.
Le due relatrici hanno raccontato le loro esperienze personali e successivamente hanno ricordato due importanti figure femminili che hanno influito sulla storia della nostre Repubblica: Tina Anselmi e Nilde Iotti.
Ne è seguita una lunga discussione con il pubblico presente, che ha toccato diversi aspetti dell’impegno delle donne nella società, soffermandosi in modo particolare sulle problematiche dei giovani e del sistema educativo.

A questo punto, per chi è arrivato fino in fondo, non ci resta che farvi i nostri auguri di Buona Estate!
E rimaniamo in contatto sulle nostre pagine social e sulla chat del Circolo:
Newsletter precedenti:
- https://www.pdgaggiano.it/home/2026/04/30/newsletter-01-2026/
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