{"id":714,"date":"2026-03-14T10:30:13","date_gmt":"2026-03-14T10:30:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pdgaggiano.it\/home\/?p=714"},"modified":"2026-03-18T10:58:51","modified_gmt":"2026-03-18T10:58:51","slug":"documento-01-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pdgaggiano.it\/home\/2026\/03\/14\/documento-01-2026\/","title":{"rendered":"Documento 01.2026"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">14 Marzo 2026<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Le Ragioni del No<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riforma sottoposta a <strong>referendum il 22 e 23 marzo<\/strong> si ripropone di separare i giudici dai pubblici ministeri, sul piano organizzativo e formativo, con l&#8217;intento di rafforzare la terziet\u00e0 del giudice. Non solo separando le carriere, che <strong>sono gi\u00e0 sostanzialmente separate<\/strong> (solo pochissimi passano da una funzione all&#8217;altra), ma dividendo l&#8217;organo di governo che ora \u00e8 unico (il CSM), in tre organi distinti e formati con nuovi criteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I problemi del nostro sistema giudiziario sono noti: inefficiente, corporativo, politicizzato. Questa riforma per\u00f2 non li risolve, anzi per alcuni aspetti li aggrava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non incide sull&#8217;<strong>efficienza dei processi<\/strong>, come \u00e8 stato riconosciuto dai suoi stessi proponenti.<br>Il problema della lentezza dei processi ha cause pi\u00f9 banali delle architetture costituzionali e deriva soprattutto dalla <strong>carenza di personale e di mezzi materiali<\/strong>, come dimostra la diffusione dei giudici onorari (tipicamente avvocati) che oggi gestiscono una quota significativa del carico giudiziario (oltre il 50% della giustizia di primo grado), aspetto che non viene toccato n\u00e8 dalla separazione delle carriere n\u00e8 dalla riforma proposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peraltro la riforma aumenter\u00e0 il <strong>costo di gestione<\/strong> del sistema, in quanto la duplicazione degli organismi avverrebbe anche per i Consigli Giudiziari che operano a livello locale (presso ogni Corte d&#8217;Appello).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La separazione in due CSM autoreferenziali rischia poi di rendere questi organismi ancora <strong>pi\u00f9 corporativi<\/strong>, in particolare per i pubblici ministeri, che oggi sono invece una minoranza all&#8217;interno del CSM unitario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda la <strong>politicizzazione<\/strong>, la riforma introduce un sorteggio asimmetrico che riduce in effetti la forza delle correnti interne alla magistratura, ma rafforza la componente partitica. I membri &#8220;laici&#8221; saranno estratti da una lista di esperti (professori ordinari in materie giuridiche e avvocati con anni di esercizio) indicati dal Parlamento, mentre i &#8220;togati&#8221; sorteggiati fra tutti i magistrati potranno essere inesperti e non interessati agli aspetti gestionali, una <strong>disparit\u00e0 di livello<\/strong> che comporta inevitabilmente una disparit\u00e0 di peso decisionale.<br>Agli orientamenti politici dei magistrati si sostituiranno i condizionamenti provenienti dal Parlamento e quindi <strong>dai partiti politici<\/strong>, in contraddizione con il principio di indipendenza della magistatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre sostituendo il metodo elettivo con l&#8217;estrazione a sorte, viene meno il principio di rappresentanza democratica. Il sorteggio cancella la rappresentativit\u00e0 dei componenti togati del CSM, privando i magistrati della facolt\u00e0 di svolgere <strong>in modo democratico<\/strong> il dovere costituzionale di autogoverno della magistratura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La formazione di divisioni della magistratura secondo diversi orientamenti non ha di per s\u00e9 nulla di negativo. Attualmente dei 20 componenti &#8220;togati&#8221; del CSM, 7 aderiscono ad una associazione orientata a sinistra, 7 ad una orientata a destra, 4 ad una di centro e 2 a nessuna corrente.<br>La porzione togata del CSM costituisce la forma in cui si esprime l&#8217;autonomia della magistratura, che \u00e8 condizione fondamentale della sua <strong>indipendenza da ogni altro potere<\/strong>. <br>Sarebbe dunque opportuno che tale autogoverno sia svolto in nome di tutti i magistrati secondo un metodo democratico. Il metodo democratico \u00e8 un principio fondamentale dell\u2019ordine costituzionale, e la sua applicazione \u00e8 auspicabile non solo negli organismi politici ma in ogni ambito in cui un insieme decide su aspetti che riguardano tutti i suoi membri. Tanto pi\u00f9 nel caso della magistratura, i cui rappresentanti formano un organo di rilevanza costituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci sono garanzie che consiglieri sorteggiati assegnino le nomine degli uffici giudiziari in modo pi\u00f9 meritocratico e non siano invece influenzati dai consiglieri laici di nomina politica o dalle proprie personali convinzioni politiche. I sorteggiati avranno ugualmente orientamenti politici, come ogni cittadino, ma non dovranno pi\u00f9 risponderne a chi li ha eletti, quindi se esposti a pressioni saranno pi\u00f9 liberi di seguirle arbitrariamente <strong>senza alcuna responsabilit\u00e0<\/strong>.<br>Per evitare che alcuni magistrati siano influenzati dalle diverse fazioni politiche, si rischia cos\u00ec che siano influenzati da un sola fazione, cio\u00e8 la maggioranza di turno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;estrazione a sorte poi non consente di selezionare i migliori e i pi\u00f9 adatti al compito. Il CSM oltre a svolgere le funzioni di amministrazione e di rappresentanza del potere giudiziario, fornisce proposte e pareri al ministro della Giustizia. Essere idonei a svolgere le funzioni di magistrato non equivale ad essere idonei a <strong>governare la magistratura<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche ammesso che il CSM abbia fatto un cattivo uso dell&#8217;autonomia della magistratura adottando logiche di casta, non \u00e8 una buona ragione per rinunciare a questa autonomia, che \u00e8 <strong>una garanzia di indipendenza<\/strong> dagli altri poteri dello stato.<br>Il correntismo si poteva depotenziare anche intervenendo con la legislazione ordinaria sui meccanismi elettorali del CSM o introducendo criteri pi\u00f9 oggettivi e selettivi nel conferimento degli incarichi direttivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche <strong>la nuova Alta Corte<\/strong> \u00e8 un pasticcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si occuper\u00e0 solo delle violazioni disciplinari e quindi <strong>non potr\u00e0 sanzionare gli errori giudiziari<\/strong> e neanche perseguire eventuali reati dei magistrati, che sono competenza della giustizia ordinaria. Ma non potr\u00e0 neppure rimuovere, trasferire o sospendere i magistrati sanzionati disciplinarmente, perch\u00e8 lo vieta l&#8217;articolo 107 della costituzione, anche nella formulazione modificata dalla riforma.<br>L&#8217;Alta Corte proposta pochi anni fa dal PD, <strong>era invece altra cosa<\/strong> e cio\u00e8 un organismo di appello per le decisioni disciplinari del CSM.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riforma oggetto del referendum <strong>non stabilisce<\/strong> poi quanti componenti togati comporranno i collegi dell&#8217;Alta Corte chiamati a esprimere i giudizi disciplinari, n\u00e8 il criterio di formazione della lista da cui estrarre i consiglieri laici del CSM (oggi \u00e8 richiesta l&#8217;approvazione dei tre quinti del Parlamento), lasciando questi aspetti determinanti alle successive leggi ordinarie, decise quindi <strong>dalla maggioranza parlamentare di turno<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Semmai si potevano prevedere ulteriori strumenti di trasparenza a supporto della valutazione dei magistrati da parte del CSM ed eventualmente intervenire sui requisiti di archiviazione delle segnalazioni disciplinari presso la procura generale di Cassazione o estendere le facolt\u00e0 di ispezione e di ricorso gi\u00e0 attribuite al ministero della Giustizia (di cui peraltro sta facendo scarso uso).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre a questi problemi, la riforma apre la strada ad altre conseguenze pericolose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Separando la cultura del magistrato requirente da quella del magistrato giudicante, si rafforza come detto la terziet\u00e0 del giudice, ma nel contempo si <strong>riduce l&#8217;imparzialit\u00e0 del pubblico ministero<\/strong>, che \u00e8 una garanzia di ricerca della verit\u00e0 dei fatti durante la fase di indagine (ad esempio nella ricerca degli elementi a discarico) e interviene anche in alcuni casi della giustizia civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo avvicina i pubblici ministeri alle esigenze securitarie, come nei paesi in cui sono sottoposti al governo e <strong>a discapito delle garanzie per il cittadino<\/strong>.<br>Minori garanzie che interesseranno i comuni cittadini ma non i parlamentari, che godono di immunit\u00e0 da perquisizioni e intercettazioni senza previa autorizzazione del Parlmento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I paesi dove i pubblici ministeri dipendono dal governo, oltre che avere comunque sviluppato nel tempo dei contrappesi istituzionali o consuetudinari, si basano su ordinamenti <strong>pi\u00f9 antiquati<\/strong> di quello istituito dalla nostra Costituzione.<br>Tanto \u00e8 vero che l&#8217;<strong>Unione Europea<\/strong>, in particolare nella creazione della procura europea (European Public Prosecutor Office) ha indicato il nostro sistema giudiziario come riferimento, sia per l&#8217;obbligatoriet\u00e0 dell&#8217;azione penale, sia per il modello di magistrato requirente definita dall&#8217;ordinamento italiano, come <strong>esempio di indipendenza<\/strong> delle indagini dal potere esecutivo e per l&#8217;elevato livello di tutela <strong>dello stato di diritto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi in sostanza, con il <strong>pretesto <\/strong>di completare la separazione fra le due funzioni della magistratura, rafforzando la terziet\u00e0 del giudice e riducendo il potere del correntismo, la riforma aumenta l&#8217;influenza politica sulla magistratura e riduce l&#8217;autonomia della magistratura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcune di queste criticit\u00e0 potevano essere evitate da un confronto tra maggioranza e opposizioni per cercare soluzioni condivise su come evitare distorsioni, come dovrebbe essere sempre auspicabile quando si modifica la Costituzione, nata proprio da un lungo confronto tra culture politiche differenti. L&#8217;attuale maggioranza ha invece voluto <strong>forzare una riforma di parte<\/strong>, imponendo i cambiamenti che piacciono al governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il motivo di questo approccio pu\u00f2 forse essere pi\u00f9 chiaro allargando lo sguardo a considerare il contesto: il potere esecutivo ha da tempo soffocato il Parlamento, riducendolo ad approvare le leggi proposte dal Governo; ha in cantiere la riforma del cosiddetto premierato, che si propone di ridimensionare ulteriormente il ruolo del Parlamento e del Capo dello Stato; sta fabbricando una legge elettorale che rafforza la prevalenza della maggioranza di turno, e chiede pubblicamente di continuo al potere giudiziario di assecondare le proprie politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 quindi evitare di considerare questa riforma come parte di <strong>un disegno pi\u00f9 ampio<\/strong> di modifica dell&#8217;architettura istituzionale, per indebolire le funzioni del Parlamento e del sistema giudiziario ed accentrare pi\u00f9 potere nella funzione esecutiva, cambiando gli equilibri fondamentali della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico \u00e8 contrario a questa riforma e chiede di <strong>votare No<\/strong> al referendum del 22 e 23 Marzo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Link alla sezione documenti :<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.pdgaggiano.it\/home\/documenti\/\">https:\/\/www.pdgaggiano.it\/home\/documenti\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>14 Marzo 2026 Le Ragioni del No La riforma sottoposta a referendum il 22 e 23 marzo si ripropone di separare i giudici dai pubblici ministeri, sul piano organizzativo e formativo, con l&#8217;intento di rafforzare la terziet\u00e0 del giudice. 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