Documento 01.2025

21 Marzo 2025


Il Manifesto di Ventotene

Mercoledì in Parlamento, la Presidente del Consiglio dei Ministri ha attaccato il Manifesto di Ventotene, un documento fondativo sia per la nostra Costituzione sia per il progetto di un’Europa unita e federale.

Forse si è trattato solo di un artificio tattico per distrarre le forze politiche dalle contraddizioni del governo sui temi internazionali, ma nel contempo ha testimoniato la distanza incolmabile della cultura sovranista dai valori espressi dal Manifesto. L’appartenenza della maggioranza di governo ad una diversa storia ideale e politica è cosa nota, come anche l’avversione per la sovranità europea in nome del nazionalismo locale.

Questo attacco ha volutamente travisato il significato del documento, traendo in inganno chi non ne conosce il contenuto con citazioni ritagliate dal discorso e isolate dal contesto.

Spinelli era un ex comunista, espulso nel 1937 dal partito per aver criticato il terrore staliniano. Rossi era un militante del movimento Giustizia e Libertà, fondato dal socialista liberale Carlo Rosselli e si professò sempre antifascista, anticomunista e anticlericale.

Gli autori scrissero il Manifesto nel 1941, al confino dopo molti anni di carcere per aver avversato il regime fascista, mentre la Germania nazista stava vincendo la guerra su tutti i fronti ed il fascismo aveva appena trascinato il paese nella guerra mondiale.

Per questo motivo, in uno dei frammenti citati in Parlamento, gli autori pensano che sia possibile liberarsi dalla dittatura solo attraverso un rivolgimento di carattere rivoluzionario.

La volontà popolare era politicamente ancora inesistente, in quanto compressa dalla dittatura fascista. E perciò in un altro dei frammenti citati, gli autori osservano come:

“[Questo movimento] attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma dalla coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società”.

L’indirizzo politico del Manifesto è quindi di ispirazione socialista, ma certamente non statalista, come la Presidente del Consiglio cerca di far credere e prende chiaramente le distanze dal comunismo sovietico, anticipando in alcuni aspetti la socialdemocrazia:

“La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita.”

“tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria”

“La statizzazione generale dell’economia […] porta alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.

Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma – come avviene per le forze naturali – essere da loro […] controllate nel modo più razionale”

“Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente […] vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.”

Non si può nemmeno ignorare la successiva elaborazione di quel primo documento da parte dei suoi stessi estensori (lo stesso Spinelli nelle sue memorie ne rileva alcune ingenuità) e l’effettiva espressione di questi ideali concretizzatasi nel Movimento Federalista Europeo.

Evitiamo quindi ogni eccesso retorico, riconoscendo da una parte il coraggio e la visionarietà delle sue idee, e dall’altra i suoi limiti, imposti dal contesto in cui il Manifesto venne elaborato, redatto e diffuso clandestinamente.

Ma rimaniamo in allerta verso la strategia delle destre nazionaliste, che dileggiando e travisando il documento di Ventotene mettono alla prova la comunità democratica, contestando le radici storiche e ideali dei nostri valori antifascisti ed europeisti.

Circolo PD Gaggiano, 21 marzo 2025


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